Maldicenza, Calunnia, Diffamazione

Hai mai parlato male di qualcuno alle sue spalle? Come ti senti quando scopri che qualcuno parla male di te? E quando qualcuno ti parla male di qualcun'altro a sua insaputa?

Maldicenza, sostantivo femminile: atteggiamento o comportamento ostile che si manifesta col parlar male del prossimo. Discorso malevolo o dannoso all'altrui reputazione.

La maldicenza, come indica la parola stessa, composta da "male" e "dire", è parlar male degli altri alle loro spalle.

La calunnia è una diceria o una vera e propria accusa che si sa essere falsa e che viene diffusa per screditare o offendere la reputazione di qualcuno.

La diffamazione (parola che deriva dal latino, composta da "dis-" e "fama") consiste nella diffusione di notizie, vere o false che siano, disonorevoli per la reputazione di qualcuno.

In ambito giuridico, la diffamazione può costituire un vero e proprio reato consistente nel recare offesa all'altrui reputazione comunicando a due o più persone, a voce o per iscritto, e fuori della presenza della persona offesa, oppure diffondendo, per mezzo della stampa, notizie di fatti che possano comunque ledere o diminuire la stima morale o intellettuale o professionale che la persona gode nell'ambiente in cui vive: in questo caso è opportuno dare querela per diffamazione.

 

 

Le maldicenze spesso diventano uno strumento di potere e controllo; secondo il semiologo Ugo Volli, i pettegolezzi sono paragonabili a un virus che si trasmette per contatto diretto e per precisa volontà di chi contagia.

La carica virale, poi, aumenta a ogni successiva trasmissione di malignità, a differenza del virus però non esistono vaccini: in particolare le cattiverie sul luogo di lavoro o sui colleghi sono difficili da combattere, avanzano per vie traverse e logorano fisicamente e psicologicamente.

 

Ci vogliono il tuo nemico e il tuo amico insieme per colpirti al cuore:
il primo per calunniarti, il secondo per venirtelo a dire.
Mark Twain, Seguendo l'equatore, 1897

 

Si racconta che Socrate, ad un amico che stava per riferirgli in gran segreto una notizia sul conto di un altro, abbia chiesto: "Hai passato la tua intenzione ai tre colini"?

Interpellato su cosa volesse dire con questa frase, Socrate spiegò:

  1. Sei sicuro che la cosa che stai per dirmi è vera?
  2. Sei sicuro che ciò che stai per dirmi sia una cosa buona?
  3. Sei sicuro che sia proprio utile che io lo sappia?

L'amico comprese e rinunciò al suo proposito.

Alla base della maldicenza c'è sempre un profondo complesso di inferiorità e inadeguatezza che spesso si traduce in vera e propria invidia e competizione e nei casi peggiori, in un desiderio di annientamento dell'avversario.

 

Come difendersi da questa forma insidiosa di aggressività? Per prima cosa bisogna ricorrere alle proprie risorse psicologiche, per evitare di farsi tormentare dall’ansia o deprimere dalla tristezza.

Ecco qualche consiglio per passare al contrattacco e mettere all’angolo chi ci calunnia.

  • Realismo: quando veniamo a conoscenza di un pettegolezzo, dobbiamo accettare il fatto che non possiamo essere amati da tutti.
  • Condivisione: mettiamo al corrente gli amici sinceri e i nostri cari dei sentimenti derivanti dalla calunnia; serve a sentirci meno soli e fragili.
  • Riflessione: esaminiamo i nostri comportamenti e se troviamo qualche leggerezza o errore, modifichiamoli, senza però cospargerci il capo di cenere.
  • Calma: teniamo sotto controllo il più possibile le nostre reazioni.
  • Distacco: proviamo a rendere insipido ai maldicenti il boccone che si vogliono gustare.
  • Ironia: cerchiamo di sdrammatizzare, affidandoci alla nota legge di Truman: se non puoi convincerli, confondili, magari con una risata.
  • Confronto: affrontiamo l’autore del pettegolezzo perché il confronto consentirà di scoprire i giochi psicologici che stanno dietro la calunnia e mettere il calunniatore di fronte alle proprie miserie.

  

Ulteriori spunti di riflessione sulla maldicenza:

"Nella collera, ci si sente vivere; siccome purtroppo non dura a lungo, bisogna rassegnarsi ai suoi sottoprodotti, che vanno dalla maldicenza alla calunnia, e che comunque offrono maggiori risorse del disprezzo, troppo debole, troppo astratto, privo di calore e di respiro, inadatto a procurare il minimo benessere; quando lo si tralascia, si scopre con meraviglia quanta voluttà c'è nel denigrare gli altri. Si è finalmente sul loro stesso piano, si lotta, non si è più soli. Prima, li si esaminava per il piacere teorico di trovare il loro punto debole; ora, per colpirli. Forse ci si dovrebbe occupare esclusivamente di sé: è disonorevole, è ignobile giudicare gli altri; eppure è quel che tutti fanno: astenersene sarebbe come mettersi fuori dell'umanità." Emil Cioran, La caduta nel tempo, 1964

"Ironia vuole che non ci sia nessuno più vulnerabile, più suscettibile, meno disposto a riconoscere i propri difetti del maldicente. Basta citargli un'infima riserva che sia stata espressa sul suo conto perché perda il controllo, si scateni e soffochi nella propria bile." Emil Cioran, L'inconveniente di essere nati, 1973

"Colui che dice male, e colui che ascolta il maldicente, tutti e due hanno il Demonio sopra di sé; ma l'uno l'ha nella lingua, e l'altro nell'orecchio." François de Sales, Aforismi sacri, 1667

"La maldicenza ci rende più sopportabili le virtù altrui." Roberto Gervaso, La volpe e l'uva, 1989

"Mi si dice tanto male di una certa persona, e ne vedo in essa così poco, che comincio a sospettare l’esistenza in quella persona di un unico merito importuno, in grado di eclissare quello degli altri." Jean de La Bruyère, I caratteri, 1688

"La maldicenza è un peccato altrettanto grave dell'idolatria, dell'incesto e dell'assassinio." Talmud, I-V sec.

"La maldicenza è il piacere degli imbecilli."

"La maldicenza è il piacere di chi non ne ha altri."

 

 Articolo a cura di Akshara Umberto Carmignani

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