Il Femminile Sacro

La Terra è il nome dato al nostro pianeta come estensione del riferimento al suolo, al terreno, alla materia “secca”: etimologicamente “terra” si rifà a una radice indoeuropea che significa proprio “secco, arido”, molto probabilmente attribuitole in contrapposizione alle acque (materia liquida, bagnata, umida), coerentemente con le grandi cosmogonie che vedono la separazione ad opera divina tra i mari e le terre emerse.

Tuttavia l’esperienza di molti popoli e culture primitive trova nella terra, non così secca (o per lo meno non in tutte le stagioni), anche il principio della fertilità, l’ambiente in cui la materia si trasforma, i cicli di vita terminano e ricominciano: i semi vengono piantati nel ventre della terra, e da essa spuntano come germogli, e non è un caso che anche gli esseri umani stessi, giunti alla loro morte, vengano seppelliti sotto terra, a chiudere un ciclo e aprirne uno nuovo.

La Terra è anche uno dei quattro (o cinque) elementi riconosciuti da molte tradizioni come i componenti fondamentali di tutto ciò che esiste: rispetto all’Acqua, liquida, è l’elemento solido, rispetto all’Aria, leggera, è l’elemento pesante, rispetto al Fuoco, dinamico e caldo, è l’elemento statico e freddo, rispetto all’Etere, spirituale, è l’elemento materiale.

Nella realtà di cui gli esseri umani fanno esperienza, gli elementi sono sempre mescolati, non sono presenti in modo assoluto, per cui la terra nella sua manifestazione fenomenologica è certamente stabile, ma anche dinamica (e i recenti terremoti nel Centro Italia ce lo hanno ben ricordato), secca, spoglia e riarsa (nei deserti), ma anche umida e ricca di vegetazione (nelle foreste pluviali).

 

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Ricostruzione di un rituale all'interno dei Cerealia

 

I miti e le divinità formatisi attorno alla Terra manifestano tutte le caratteristiche archetipiche di questo elemento e generalmente la Terra è considerata la Grande Dea Madre, principio di vita, di fertilità, di abbondanza, strettamente legata alla ciclicità della vita stessa: il ciclo di nascita, crescita, pienezza e morte degli esseri viventi (vegetali e animali), i cicli planetari delle stagioni, il ciclo della luce nell’alternarsi di giorno e notte, i cicli della Luna.

Cerere è una delle grandi dee madri dell’antichità, generosa, prospera e abbondante e grande principio vitale nella buona stagione, dura, arida e sterile nel periodo in cui nega i suoi favori all’umanità; nel mito la causa del suo dolore e della sua ira è dovuta al rapimento della figlia Proserpina da parte di Plutone, e la vicenda si conclude con il patto secondo il quale la giovane starà per sei mesi con la madre sulla superficie terrestre, per sei mesi con il marito nel Regno sotterraneo dei morti.

A Cerere erano dedicate le festività primaverili dei Cerealia, dal 12 al 19 aprile con sacrifici di buoi e maiali e offerte di frutta e miele e giornate di giochi, includendovi anche l’antica festa dei Fordicidia, in onore di Tellus, un’arcaica dea madre a cui era consacrata la scrofa, animale sacro simbolo di prolificità e nutrimento.

Il 3 e 4 dicembre veniva celebrata anche la Bona Dea, ulteriore personificazione della dea madre, collegata alla salute, alle guarigioni e alla fecondità, il cui nome (noto solo alle sue adepte) non poteva essere pronunciato (se non con l’appellativo “la dea buona”) e il cui culto era misterico, ovvero riservato esclusivamente alle donne a lei iniziate: in questa celebrazione il mirto era severamente proibito in quanto (secondo diversi racconti e miti) utilizzato per le punizioni corporali inflitte alle donne, e i suoi simboli sono la cornucopia e il serpente.

 

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Pachamama, la Dea Madre Terra dei popoli andini

 

Pachamama è il nome dato alla grande dea madre dai popoli sudamericani delle Ande (Inca, Quechua) e il suo culto prevede che ogni gesto di rispetto, d’amore e di cura verso la terra è a essa gradito: cantare in suo onore mentre si lavora la terra, si semina o si raccolgono i frutti, interrare offerte di cibo, “adottare” un pezzo di terra o di bosco per prendersene cura (in una prospettiva ecologista che non rischia certo di andare fuori moda).

Secondo Jung l'archetipo della Grande Madre è: «La magica autorità del femminile, la saggezza e l'elevatezza spirituale che trascende i limiti dell'intelletto; ciò che è benevolo, protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondità, la nutrizione; i luoghi della magica trasformazione, della rinascita; l'istinto o l'impulso soccorrevole; ciò che è segreto, occulto, tenebroso; l'abisso, il mondo dei morti; ciò che divora, seduce, intossica; ciò che genera angoscia, l'ineluttabile».

Anche secondo Neumann, i miti, i riti, le religioni dell'umanità primitiva, basavano i loro principi su una chiara formula simbolica: donna = corpo = vaso = mondo, da cui nasce la superiorità che per molto tempo ha accompagnato la figura femminile, generando una serie di pratiche religiose volte all'adorazione della Dea Unica, Grande Madre.

Ancora Jung approfondisce la simbologia collegata al femminile: «L'archetipo della Grande Madre possiede una quantità pressoché infinita di aspetti. Citerò solo alcune delle sue forme più tipiche: la madre e la nonna personali, la matrigna e la suocera, qualsiasi donna con cui esiste un rapporto (la nutrice o la bambinaia, l'antenata e la Donna Bianca). In un senso più elevato, figurato: la dea, in particolare la madre di Dio, la vergine (come madre ringiovanita, per esempio Demetra e Core), Sophia (come madre-amante, eventualmente anche del tipo Cibele-Attis, o come figlia/madre ringiovanita-amante); la meta dell'anelito di redenzione (paradiso, regno di Dio, Gerusalemme celeste). In senso più lato: la Chiesa, l'università, la città, la patria, il cielo, la terra, il bosco, il mare e l'acqua stagnante, la materia, il mondo sotterraneo e la luna. In senso più stretto: i luoghi di nascita o di procreazione - il campo, il giardino, la roccia, la grotta, l'albero, la fonte, il pozzo profondo, il fonte battesimale, il fiore come ricettacolo (rosa e loto); il cerchio magico… In senso ancora più stretto: l'utero, ogni forma cava, il forno, la pentola; diversi animali: la mucca, la lepre e ogni animale soccorrevole in genere».

 

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Un'immagine allegorica della Terra autunnale

 

La fertilità, l’abbondanza, l’apertura della terra ci riporta alla vastità della sua estensione, alla sua disponibilità nell’accogliere ciò che su di essa precipita (pioggia, semi, foglie, frutti…) e che peraltro è la terra stessa ad attirare a sé: la forza di gravità che ci tiene uniti al nostro pianeta rappresenta l’aspetto fisico/geologico dell’energia di Attrazione a sé (rappresentata dal Femminile) di un principio fecondante e attivante (il Maschile).

Astrologicamente parlando, la Grande Dea madre è rappresentata dal Pianeta X, un pianeta ancora ipotetico (ma in via di definizione, e stando agli ultimi studi identificato con il pianeta nano Eris): Lisa Morpurgo, che ne ha teorizzato l’esistenza, lo aveva nominato proprio Proserpina, considerandolo una controparte femminile di Plutone (a completare gli accoppiamenti dopo Sole/Luna e Marte/Venere), e legandolo proprio a un grande principio femminile e materno di fecondazione, ma anche di possessività (oralità, fagocitazione).

X è in domicilio nei Segni del Toro e della Bilancia, è esaltato nel Sagittario: nella stagione autunnale con il periodo dello Scorpione (che corrisponde al momento della semina) i ritmi vitali della natura cominciano a rallentare, si chiude il ciclo della produzione e raccolta dei frutti, dopo lo stoccaggio e la conservazione attuati dalla Vergine e gestiti dalla Bilancia, e seguirà il periodo del Sagittario, in cui il seme sepolto inizia il suo periodo di germinazione (e X è appunto in esaltazione), per poi emergere alla luce e radicarsi con la primavera (Ariete e Toro, ancora una volta X).

In questo periodo autunnale e invernale quindi gli uomini e soprattutto le donne hanno l’opportunità di riconnettersi con la Madre Terra, con questo principio del Femminile Sacro che accoglie e riceve, trattiene per trasformare, si fa carico del lavoro profondo, lungo e paziente di gestazione: proprio nel segno del Sagittario quest’esperienza diventa un momento di conoscenza e di esplorazione di sé, dello spazio interiore e archetipico che rischia di rimanere inesplorato, la connessione a un Fuoco e alla Vita che si sottrae alla superficie per lavorare e produrre nello spazio intimo e protetto dell’utero (fisico o simbolico).

 

Articolo a cura di Sundara Simone Bongiovanni

 

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