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In Visita alla Tomba di Mikao Usui

articolo di 

Akshara Umberto Carmignani

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A cura di Giuseppe Gaviraghi

Primavera 2000, Tokyo, distretto di Nihonbashi, Royal Park Hotel, stanza 2114, ore 8.00 a.m.

”Nel Tempio Saihoji che si trova nel distretto Suginami di Tokyo esiste un monumento commemorativo di Usui Sensei, costituito da un monolito di due metri per quattro e collocato vicino alla tomba contenente le ceneri di Usui…”

Sono sveglio da pochissimo e con gli occhi mezzi chiusi leggo e rileggo questa frase sul libro Il Grande Manuale del Reiki scritto da Umberto.

Ok, nel pomeriggio ci vado, stamane non posso dato che Mr. Okuzawa mi aspetta alle 9.30 precise.

Ore 2.00 p.m.: chiuso dentro l’ascensore dell’hotel gioco con questo bigliettino che ho in tasca con scritto in grande SUGINAMI e SAIHOJI TEMPLE ma so che non andrò lontano se almeno non me lo faccio scrivere in giapponese.

Mi rivolgo all’impiegata della reception: “Dear Sir, Suginami distlict is vely big…. you can take the underground on Marunouchi line and exit at Minami-Asagaya station, then you can ask….. this is the name of the temple, written in japanese”

Grazie cara e che Dio mi accompagni. Esco dall’Hotel e inizio il mio viaggio.

In Giappone il clima è simile a quello italiano e oggi è una bella giornata di primavera, cielo azzurro, pochissime nuvole, sole e vento piacevolissimi.

La metropolitana è super affollata, come ogni luogo di Tokyo.

Asagaya, Asagaya, Asagaya, Asagaya…

Appiccicati in un vagone che sfreccia tra modernissimi buildings un ragazzo scambia due parole con me; sembra contento di poter parlare inglese, ha una sacca enorme, a giudicare dalla forma contiene una mazza da hokey.

“Whel do you come flom?” mi chiede e io rispondo: ”Italyyy”…

Il mio viaggio procede, prima all’aperto, su di un binario sospeso nel nulla, poi di colpo al buio, scendendo sotto la citta’.

Quaranta minuti di folla nipponica, chi legge, chi dorme, il treno è veloce.

Minami-Asagaya, eccoci, si scende.

Salgo le scale e man mano vedo il cielo aprirsi in cima ad esse.

Anche il rumore della città aumenta.

Ora sono sul marciapiede e ho l’impressione di non essermi allontanato affatto dai dintorni del mio albergo: tutto è uguale al quartiere dov’ero prima, tutto nuovo, razionale, un po’ anonimo.

Tokyo durante l’ultima guerra è stata praticamente rasa al suolo e di zone antiche praticamente non ne esistono, neppure vecchie mi sembra.

Tutti i luoghi, le strade e gli edifici a prima vista appaiono identici tra loro, ovunque tu sia in città.

E ora dove vado ? Ho solo questo bigliettino scritto in giapponese, sono fuori dalla “business area” e qui attorno di certo nessuno parla inglese.

Sento che troverò comunque la tomba di Usui ma devo cominciare a mostrarlo a chi incontro.

In Giappone quando chiedi un’informazione solitamente si prodigano per risponderti in maniera efficiente, in special modo guardie, poliziotti e agenti vari.

Qui la disciplina è sacra e dare informazioni rientra nei loro doveri.

Ora sono a lato di una piazza enorme, fuori da un department store, centinaia di persone attorno : oggi è un normale martedì pomeriggio ma la quantità di gente che vedo è pari a quella che si vedrebbe in Italia in centro città, l’ultimo sabato prima di Natale.

In fondo alla piazza c’è un chiosco che mi sembra della polizia. Bene, andiamoci.

Subito l’agente, vedendo questo straniero che sembra cercare qualcosa, esce fuori, con la sua divisa impeccabile : gli parlo, mi prende il biglietto e rientra a discutere ” il caso” con i colleghi.

Aspetto.

Dopo pochissimo esclama : “Vely neal !!!” e comincia a gesticolare indicandomi la direzione da prendere.

Capisco che posso arrivarci a piedi.

A Tokyo, come in molte altre città asiatiche il sistema stradale è costituito da enormi, rumorosissime e trafficatissime strade principali con a lato infinite, silenziose, minuscole traverse.

Il poliziotto mi indica la strada da seguire e la traversa da prendere.

Ottimo, non posso sbagliare.

Cammino dall’inizio di questo viale larghissimo ai lati del quale, a intervalli diversi tra loro, iniziano le traverse.

Nessuna di queste sembra la mia, non so perchè ma sento che sono fuori strada.

Decido di tornare indietro e cammino ancora fino al posto di polizia.

Chiedo all’agente informazioni più precise, ripetendo “Temple, Temple !”, un pò all’italiana, gesticolando e a voce alta.

Altro consulto generale nel chiosco…

Ora esce sorridente e più deciso, mi indica un taxi, mi ci accompagna e parla al tassista, presumo spiegandogli la direzione da prendere…..”OK ?” “OK !”, saluti, sorrisi…”Arigatoo”.

Non sono tranquillo, in Asia più di una volta mi sono sentito dire “ok, I know !“ da conducenti che non avevano la minima idea di dove fosse la mia destinazione, ma che, per buona creanza, non osavano confessarmi la loro impreparazione, confidando di trovare una soluzione strada facendo.

Il taxi parte deciso e si intrufola poi in stradine microscopiche; l’autista scende, chiede, ferma gente in bicicletta e all fine arriva in un vicolo strettissimo, fermandosi in mezzo ad una curva a gomito, davanti ad un portone marrone scuro, bellissimo.

“Saihoji Temple!!!” si gira sul sedile facendomi segno con il dito e sorridendo.

Non ci credo. Pago e sgattaiolo fuori dal taxi.

Sono fermo davanti al portone spalancato, c’è un gran silenzio attorno, anche se in lontananza si sente ancora il fragore della città

Accanto al tempio deve esserci una scuola, vedo dei bambini e sento il loro vociare.

Entro nel giardino ed in fondo subito scorgo il tempio, curatissimo.

Ecco il cimitero sulla destra: è bello vederlo cosi, nel giardino di un tempio, parte di esso, senza limiti precisi che lo separano.

Tutto è scritto in giapponese e le tombe sono immerse tra piante di vario tipo e colore.

Prendo un vialetto e mi addentro.

Come faccio a capire qual’e’ la tomba di Mikao Usui ?

Di monoliti ne vedo piu’ di uno…..qual è quello citato da Umberto ?

In fondo al sentiero vedo una signora che lava una specie di paletta in legno ad una fontana, dev’essere una custode e mi guarda come se di stranieri ne abbia visti ben pochi in vita sua.

“Doctor Usui !, Doctor Usui ! “ esclama, lasciando la paletta sotto l’acqua e venendo verso di me con il braccio alzato indicando una tomba li’ vicino.

“Doctor Usui ! “. Sorrido, ringrazio e mi fermo davanti alla tomba.

Ma non cè il monolito e non si capisce quale sia precisamente il Suo monumento.

Le tombe sono tante, tutte attaccate tra loro.

Non ho capito qualè e la signora è tornata al suo lavoro.

Decido di andare al tempio per fugare ogni mio dubbio.

Entro, c’è un silenzio incredibile.

Il pavimento è pulitissimo e lucidissimo e si sentono delle voci in una delle stanze, è una preghiera.

Ci sono almeno 15 paia di scarpe nell’ingresso.

Ora che faccio ? procedo con il rischio di disturbare la Preghiera ? mi sento un pò a disagio.

Aspetto un minutino, mi levo le scarpe anche io e faccio qualche passo verso quelle voci.

Ho veramente paura di interrompere qualcosa di importante.

Ma ecco che un signore distinto esce dalla stanza, scalzo e serio in viso; penso sia un “sacerdote”.

Mi guarda e mi dice solo “ Doctor Usui ? “

“Yes, please “.

“Follow me”.

Velocemente si rimette le scarpe e assieme usciamo dal tempio tornando verso il cimitero.

Non dice nulla, cammina dritto e svelto ed io dietro di lui.

Si ferma più o meno nello stesso punto che la signora mi aveva indicato e con gesto deciso mi indica la tomba.

“Doctor Usui”.

“Thank you”.

“Welcome, bye bye” e torna sui suoi passi.

Eccomi qui, solo.

Mi viene in mente che fin da piccolo ho visitato molte tombe standovi davanti per qualche minuto di raccoglimento.

Ma questa è speciale, da quando ho incontrato Reiki la mia vita è cambiata e lo devo a questo Signore sepolto qui davanti a me.

Mi viene in mente l’umiltà di questo posto e di questo monumento, la grandezza interiore che non ha bisogno forse di enormi statue commemorative.

C’è silenzio, c’è un sole tiepido e tutto attorno ci sono mille piante.

Sento la purezza e la semplicità.

Questo angolo e’ deliziosamente incastonato tra molte altre tombe ben curate ma non gratuitamente importanti.

Penso che sia bello così, essere semplici ed onesti.

Sento questo.

Prego e ringrazio.

Giuseppe

Akshara Umberto Carmignani
Autore del libro Il Grande Manuale del Reiki, attraverso seminari e corsi intensivi, conferenze e webinar, consulti individuali, pubblicazione di articoli e libri, dal 1995 diffonde un messaggio per lo sviluppo della persona e della società nell’Amore, nella Luce e nella Consapevolezza. È Socio Fondatore della Città della Luce, Associazione Culturale e di Promozione Sociale, Comunità Intenzionale, Ecovillaggio, Centro Studi  Discipline Olistiche e Bio-naturali.

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