Analisi comparata tra Reiki e Religioni e Filosofie Orientali: Induismo, Buddhismo, Taoismo, Confucianesimo
tratto da “Il Grande Manuale del Reiki“
In Oriente la filosofia non è una disciplina astratta e accademica, con poca o nessuna rilevanza nella vita quotidiana, ma è considerata come la più importante e fondamentale impresa della vita.
In Cina, dopo che il confucianesimo divenne la filosofia di stato, era impossibile ricoprire una carica di governo senza conoscere le opere di Confucio.
La storia cinese parla di molti re, artisti e studiosi che furono filosofi.
L’India è famosa per la grande stima che vi si accorda a chi cerca la saggezza e per la reverenza e il rispetto che circondano le persone sagge.
La saggezza pratica accumulata in India assume la forma di autodisciplina Yoga tesa alla totale integrazione della vita.
Già molto tempo prima di Gesù di Nazareth, i saggi indiani meditavano sulla profondità dell’essere umano e sul significato ultimo della Natura.
Fin dal loro inizio, le speculazioni dei saggi indiani erano rivolte alla risoluzione dei problemi fondamentali della vita e la loro filosofia nasce dal tentativo di renderla migliore.
Messi di fronte alla sofferenza fisica, mentale e spirituale, gli antichi sapienti indiani si concentrarono nel tentativo di comprenderne le cause.
Cercarono di perfezionare la loro conoscenza dell’uomo e dell’universo per sradicare le cause della sofferenza e raggiungere la migliore forma di vita possibile.
Induismo
Le cause della sofferenza
Dalla vita terrena viene l’esperienza delle forme di dolore e sofferenza più comuni: malattia, povertà, fame e infine morte.
Alcuni vorrebbero avere delle ricchezze che non hanno, e per questo soffrono.
Altri desiderano vivere a lungo e soffrono perché hanno paura di morire.
Un modo per avvicinarsi alla soluzione del problema della sofferenza consiste nel superare il conflitto tra ciò che si ha e ciò che si vorrebbe.
Nel pensiero filosofico indiano c’è un consenso esteso nei riguardi del non attaccamento.
Il non attaccamento è riconosciuto come il mezzo essenziale per la realizzazione della Liberazione.
Mentre l’Occidente si è sempre più distaccato dagli ammonimenti dei filosofi e si è proiettato verso il progresso e il conseguimento di beni e benefici materiali, i filosofi indiani scelsero come soluzione il controllo dei desideri e posero l’accento sull’autodisciplina e sull’autocontrollo come requisiti per il raggiungimento della felicità.
Questo bisogno di regolare e controllare i desideri implica il riconoscimento di una straordinaria importanza alla conoscenza di sé.
La pratica della filosofia indiana si esprime come l’arte di di dominare le pulsioni e gli istinti.
Brahman e Atman
Doveva pur esistere qualcosa grazie a cui esistevano tutte le altre cose e che le faceva sviluppare.
Il nome dato a questo qualcosa fu Brahman, che significa «ciò che rende grande».
Il Brahman è inconcepibile, immutabile, incorruttibile, invisibile e indistruttibile, senza fine e senza inizio.
Invisibile, inafferrabile, senza famiglia né casta,
senza occhi né orecchie, senza mani né piedi,
eterno, onnipresente, infinitamente sottile
è l’Imperituro, che i saggi riconoscono
come sorgente degli esseri.Come un ragno emette e riassorbe la sua ragnatela,
come l’erba cresce sulla terra,
come i capelli spuntano sulla testa dei vivi,
così dall’Imperituro nasce ogni cosa di questo mondo.– Upanishad
Nell’Induismo l’intuizione fondamentale è che la realtà è Una: il mondo, l’uomo, gli dèi, le cose che sono state, sono e saranno, tutto questo è l’unica e medesima Realtà: «Tutto è Brahman» (Upanishad).
E quando la persona ha raggiunto una conoscenza illuminata, anche lei può dire: «Io sono Brahman». L’Io profondo dell’uomo, l’Atman, è anch’esso identico al Brahman.
Questo Atman dentro il mio cuore è più piccolo di un grano di riso o di frumento, di un seme di senape o di un grano di miglio; e tuttavia questo Atman dentro il mio cuore è più grande della terra, più grande dello spazio atmosferico, più grande del cielo… Questo Atman dentro il mio cuore è il Brahman stesso.
– Upanishad
Viene così riconosciuto che il Brahman-Atman è l’unico Assoluto, la radice e il fondamento di tutto, il Signore che regge e sostiene ogni cosa, la guida interiore e il fine di ogni vivente.
In questo senso, il mondo, la realtà fisica non è creato e non ha consistenza in sé stesso.
Sia che esso venga concepito come Maya, illusione, o venga descritto come il Gioco di Dio, Lila, esso è l’eterna manifestazione dell’eterno esistente, il volto fenomenico dell’Eterna Persona, la dimora mutevole del Permanente Inabitante.
Il Sanatana Dharma, la Legge Universale
Dietro agli dei e alla natura c’è una immutabile e eterna legge di ordine e di giustizia che determina la struttura stessa dell’universo: il Sanatana Dharma.
Sanatana vuol dire eterno, perenne. Dharma deriva dalla radice sanscrita dhr, che vuol dire «sostenere, mantenere».
Dharma è dunque quella «Norma», quella «Legge» che determina e sostiene l’ordine cosmico nella sua totalità.
Si legge nel Mahabharata, che «la verità è il Dharma Eterno» e che «la verità è il Dharma, l’ascesi, lo Yoga; la verità è l’eterno Brahman».
È il divino che si manifesta in varie forme, negli uomini come nelle piante o nel regno minerale non esistendo nel pensiero Indù la dualistica contrapposizione spirito/materia poiché la stessa materia è permeata dal soffio dello spirito e perché tutto è vita, sia pure a diversi livelli.
Proprio per questo il termine «materia» (nel senso occidentale di «materia inanimata» contrapposta alla vita e allo spirito) non esiste nella lingua sanscrita per la decisiva ragione che non esiste il concetto relativo.
La nozione di Dharma comprende anche quella di equilibrio e armonia cosmica.
Per l’Induismo, infatti, ogni cosa, ogni azione, ogni pensiero è «collegato», è in relazione a tutto il resto: non c’è niente di veramente separato, scisso nell’universo.
Proprio per questo una azione dharmica (cioè in armonia con il Dharma) produce effetti benefici nel cosmo intero mentre una adharmica lo danneggia.
Il Sanatana Dharma è dunque quell’insieme di norme – divine ed eterne – che sostengono e nutrono la vita, intrinseche alla natura stessa dell’universo.
Esse, se osservate, preservano l’uomo dal dolore e dalla sofferenza e, progressivamente, lo conducono alla Liberazione (Moksa, Mukti).
Vivere seguendo il Dharma, significa andare verso la propria vera natura e portare questa in armonia con il Sanatana Dharma (ordine cosmico-legge divina ed eterna) è l’essenza stessa della religione per un indù.
Prakriti e Purusha, materia e spirito
Prakriti è il nome che viene dato al principio causale fondamentale, Purusha è il principio ordinatore che dirige il mondo.
Come il sole riflette la propria luce sull’acqua, così la natura, Prakriti, riflette Purusha.
L’intera evoluzione è vista come una continua Illuminazione di Prakriti da parte di Purusha.
I principi responsabili del piacere, del dolore e dell’indifferenza sono Sattva, la tendenza alla manifestazione di Prakriti, Rajas, la sua tendenza all’azione e Tamas, la sua tendenza all’inerzia. Poiché anche il mondo dell’esperienza nelle sue varie trasformazioni e manifestazioni è della stessa natura di Prakriti in quanto ne deriva, dalle varie combinazioni di questi differenti principi è possibile spiegare l’evoluzione del mondo intero.
La pratica dello Yoga è necessaria per raggiungere la conoscenza per mezzo della quale il Purusha viene separato dalla Prakriti per comprendere la natura essenziale del Sé.
La mente e gli organi di senso derivano da un progressivo distacco della coscienza dagli oggetti del mondo.
Il Purusha deve diventare ciò che è, semplice spettatore della Prakriti e allora non c’è più sofferenza una volta eliminata l’identificazione del soggetto con l’oggetto.
Analogie tra la Disciplina Reiki e l’Induismo
Energia Universale
Reiki:
- Definizione: Reiki significa “Energia Vitale Universale”. È un sistema di guarigione energetica scoperto da Mikao Usui nel Giappone all’inizio del XX secolo.
- Concetto di Energia: Il Reiki si basa sull’idea che esista un’energia vitale universale (Rei) che può essere canalizzata attraverso le mani del praticante (Ki) per promuovere la guarigione fisica, mentale, emotiva e spirituale.
- Uso Terapeutico: Durante una sessione di Reiki, il praticante posa le mani sul corpo del ricevente o a una breve distanza, permettendo all’energia universale di fluire attraverso di lui/lei e verso il ricevente, equilibrando le energie e stimolando il processo di guarigione.
Induismo:
- Prana: Nell’Induismo, l’energia vitale universale è chiamata Prana. Questo concetto è presente in molte pratiche spirituali e di guarigione, come lo Yoga e l’Ayurveda.
- Ruolo del Prana: Prana è l’energia vitale che permea tutto l’universo e sostiene la vita. È considerata essenziale per mantenere la salute e l’equilibrio.
- Pratiche correlate: Tecniche come il pranayama (controllo del respiro) sono utilizzate per regolare e bilanciare il flusso di Prana nel corpo, migliorando la salute e il benessere.
Guarigione Olistica
Reiki:
- Approccio Olistico: Il Reiki considera l’individuo come un tutto integrato, dove la salute fisica, mentale, emotiva e spirituale sono interconnesse.
- Trattamento Globale: Le sessioni di Reiki mirano a trattare l’intera persona, non solo i sintomi di una malattia, ma anche le cause sottostanti dello squilibrio energetico.
Induismo:
- Visione Olistica: La filosofia indiana sostiene un approccio olistico alla vita e alla salute. La salute è vista come uno stato di equilibrio tra corpo, mente e spirito.
- Yoga e Ayurveda: Il sistema dello Yoga e l’Ayurveda (medicina tradizionale indiana) enfatizzano l’importanza di mantenere l’equilibrio energetico per raggiungere il benessere. Questi sistemi usano una combinazione di dieta, esercizio fisico, meditazione e terapie naturali per mantenere la salute.
Meditazione e Consapevolezza
Reiki:
- Meditazione: La meditazione è una componente essenziale del Reiki. I praticanti spesso meditano per aumentare la loro consapevolezza e la loro capacità di canalizzare l’energia universale.
- Mindfulness: La pratica del Reiki incoraggia uno stato di presenza e consapevolezza, essenziale per la connessione con l’energia universale e per la guarigione.
Induismo:
- Dhyana (Meditazione): La meditazione è una pratica fondamentale nell’Induismo. È vista come un mezzo per raggiungere una conoscenza illuminata del Sé (Atman) e della realtà ultima (Brahman).
- Obiettivo della Meditazione: La meditazione aiuta a calmare la mente, aumentare la consapevolezza e comprendere la natura essenziale della realtà.
Non Attaccamento e Autocontrollo
Reiki:
- Non Attaccamento: Una delle filosofie chiave del Reiki è il principio del non attaccamento, che implica lasciare andare il desiderio e il controllo, permettendo all’energia universale di fluire liberamente.
- Autodisciplina: Il praticante di Reiki sviluppa l’autodisciplina attraverso la pratica costante e l’autoconsapevolezza.
Induismo:
- Vairagya (Non Attaccamento): Il concetto di non attaccamento è centrale nell’Induismo. Vairagya è visto come un mezzo per superare il desiderio e la sofferenza, conducendo alla liberazione (Moksha).
- Autocontrollo: L’autocontrollo (Yama e Niyama, nelle pratiche yogiche) è essenziale per il progresso spirituale. Questi principi includono la disciplina morale e l’autoregolazione.
Unità e Interconnessione
Reiki:
- Interconnessione: Reiki insegna che tutti gli esseri viventi sono interconnessi attraverso l’energia universale, promuovendo un senso di unità e armonia con l’universo.
- Energia Universale: Il concetto che tutto è collegato tramite l’energia vitale rafforza l’idea di una connessione intrinseca tra tutte le forme di vita.
Induismo:
- Brahman e Atman: L’Induismo afferma che tutto è Brahman, l’unica realtà ultima, e che l’Atman (l’anima individuale) è identica al Brahman. Questo concetto di unità e interconnessione pervade tutta la filosofia indiana.
- Sanatana Dharma: La legge universale che governa tutto l’universo, indicando che ogni cosa è collegata e interdipendente. Ogni azione influisce sul cosmo intero.
Pratiche di Guarigione
Reiki:
- Imposizione delle Mani: I praticanti di Reiki utilizzano l’imposizione delle mani per canalizzare l’energia curativa verso il ricevente, aiutando a bilanciare le energie del corpo e promuovere la guarigione.
- Auto-Trattamento: Oltre a trattare gli altri, i praticanti di Reiki spesso si auto-trattano per mantenere il proprio equilibrio energetico.
Induismo:
- Ayurveda: Il sistema di medicina tradizionale indiana che utilizza erbe, dieta, yoga, massaggi e altri trattamenti naturali per bilanciare le energie del corpo.
- Yoga: Include pratiche fisiche (asana), respiratorie (pranayama), e meditative (dhyana) per mantenere e migliorare la salute fisica e mentale.
Sintesi
Entrambi Reiki e Induismo promuovono una visione della vita e della guarigione che va oltre l’aspetto fisico, incorporando elementi spirituali e olistici. Essi sottolineano l’importanza di comprendere e manipolare l’energia vitale universale, coltivare la consapevolezza e la meditazione, praticare il non attaccamento e l’autocontrollo, e riconoscere l’interconnessione di tutte le cose. Questi principi e pratiche si combinano per offrire un approccio alla vita e alla guarigione che mira a raggiungere l’armonia, l’equilibrio e l’illuminazione spirituale.
Buddhismo
Anche Gautama Siddharta, il Buddha, si interessò con cura e sistematicità alle cause fondamentali della sofferenza e dei mezzi per eliminare queste cause.
Nirvana è la Liberazione
C’è la possibilità di arrivare al Nirvana per porre fine alle sofferenze, per essere liberati dalla ruota delle nascite e delle rinascite.
Si tratta di uno stato di beatitudine suprema, di pace e di tranquillità interiore, accompagnato dalla certezza di aver ottenuto la Liberazione.
È uno stato non descrivibile a parole: solo chi lo ha sperimentato può sapere che cos’è.
Il Nirvana è lo stato che sopraggiunge quando sono stati vinti il desiderio, l’avversione e ogni attaccamento all’Io e così è cancellata l’illusoria individualità di un essere.
Il Nirvana è l’estiinzione del ciclo samsarico, la liberazione dall’Avidya e dal Dukkha, l’annientamento della sofferenza e il raggiungimento della salvezza che nascono dalla negazione del mondo illusorio e dell’Io.
Libero dal desiderio,
libero dal dubbio,
ha raggiunto la profondità dell’eterno.
In lui la sete dell’esistenza si è spenta.
È puro, sereno, imperturbabile,
splendente come la luna.
Distaccato dalle cose umane,
distaccato dalle cose divine,
nulla più lo lega.
Ha lasciato il piacere e il dispiacere
non c’è più in lui alcun seme
di un ritorno all’esistenza,
ha conquistato tutti i mondi.
Senza attaccamento contempla
il nascere e il morire di ogni cosa.
Si è risvegliato.Dharmapada
La dignità dell’uomo
Nel pensiero buddhista l’uomo non è subordinato a Dio, agli altri uomini, alle cose o alle macchine. Quale maggiore dignità può essere attribuita all’uomo oltre quella di riconoscerlo padrone del proprio destino e della propria vita? Nelle religioni teistiche l’uomo è subordinato al suo Dio, nella cultura materialistica l’uomo è subordinato alle cose del mondo esterno, nella cultura tecnologica l’uomo dipende dalle macchine e dai suoi prodotti.
Tolleranza
Il pensiero buddhista è una via di realizzazione pratica della verità della non sofferenza che si ottiene per mezzo dell’autodisciplina e della purificazione mentale.
Non è basato sui comandi di un Dio geloso e non è afflitto da affermazioni di esclusività che nascono da tale gelosia.
Il Buddhismo è tollerante sia verso le altre religioni che nei confronti di differenti interpretazioni individuali degli insegnamenti buddhisti.
Malgrado le numerose differenze che si trovano tra i buddhisti dei diversi paesi del mondo, ognuno riconosce l’altro come buddhista.
Non ritengono che i non buddhisti siano inferiori, privi di qualsiasi speranza di felicità e non salvati.
La malattia e la sofferenza che perseguitano l’uomo derivano dalla condizione umana ed è ogni singolo uomo che deve percorrere la via che conduce dalla sofferenza alla pace e alla felicità.
Questo riconoscimento della responsabilità individuale è al centro del rispetto per la vita e per ogni creatura che è così caratteristico della cultura buddhista.
Nell’uomo inconsapevole
la bramosia cresce come un rampicante.Egli salta di vita in vita
come una scimmia alla ricerca di frutti
salta di albero in albero.Se sei schiavo delle passioni
vivi prigioniero del desiderio
come un ragno invischiato
nella tela da lui stesso tessuta.Se i tuoi pensieri sono carichi di passione,
Se la mente è agitata
dalla ricerca del piacere,
i tuoi legami si rafforzano sempre più.Il saggio si libera
dalle catene del desiderio
e libero da ogni ansia
va al di là della sofferenza.Dharmapada
La non violenza
Nei 25 secoli che sono trascorsi dai suoi inizi, il Buddhismo si è diffuso in tutta l’Asia e conta attualmente 400 milioni di seguaci.
Durante tutti questi secoli non sono state combattute guerre e non è stato sparso sangue per propagare la dottrina.
La violenza è assolutamente contraria agli insegnamenti e alla pratica del Buddhismo.
È comune convinzione dei Buddhisti di ogni luogo che l’ira e la violenza provochino soltanto maggiore ira e maggiore violenza e che possano essere placate ed eliminate soltanto per mezzo della gentilezza e della compassione.
Come te, tutti gli esseri tremano
di fronte alla violenza,
tutti temono la morte.Rispecchiandoti negli altri,
non uccidere e non ferire.Dharmapada
Il non attaccamento
In conseguenza della sua convinzione che non ci sono al mondo cose durature il buddhista non lega sé stesso né al suo ego né alle cose del mondo.
Riconoscendo che l‘impermanenza è il tratto distintivo di questo mondo di dolore, egli rifiuta di aggrapparsi alle assurde concezioni della permanenza.
La meditazione
Ha per scopo lo svuotamento di sé stessi da tutto ciò che è impuro e che porta la sofferenza.
Le tecniche di meditazione riguardano essenzialmente l’autodisciplina.
Il loro scopo è quello di consentire alla persona di partecipare direttamente alla realtà senza la mediazione dei falsi sé, dei desideri, delle ambizioni che lo distanziano dalla realtà.
Il risultato è una calma piena di pace che caratterizza la maggior parte delle persone che praticano seriamente una disciplina orientale.
Quando si è in pace con sé stessi e non si è sospinti da desideri o turbati da dubbi si possono intraprendere le attività quotidiane in piena libertà e con tutto sé stessi.
Il buddhista non considera il mangiare, il lavorare e il giocare come delle attività di cui ci si deve semplicemente liberare per potersi dedicare ai veri affari della vita, ma fanno parte delle attività di cui è costituita la vita, occupano l’attenzione totale della persona e vi si partecipa di cuore.
Cogliere l’attimo presente
L’apprendimento dal passato e il progetto nel futuro sono attività del momento presente e non debbono essere confuse con il vivere nel passato o nel futuro.
Non ci può essere una reale felicità nel proiettarsi ansiosamente verso un futuro che non è ancora arrivato o nel lamentarsi e rimpiangere ciò che è passato.
È interessante notare la differenza tra il Buddhismo e i sistemi di vita che insistono sul vivere nel futuro.
Nella prospettiva religiosa che è propria del Cristianesimo, dell’Islam e del Giudaismo, il domani è l’evento che ha importanza.
Domani, se la provvidenza divina ci aiuta, potremo vedere pieni di gioia il regno di Dio.
Ciò che questo atteggiamento così rivolto al futuro, in cui il presente è virtualmente ignorato, può produrre a livello sociale ed economico ci è ben noto.
Ma ciò che un tale atteggiamento può causare nel sé emotivo e spirituale non è altrettanto ben compreso.
Qui e ora
Lo Zen, invece di rimandare la vita a un chimerico momento futuro, rende il massimo valore al momento presente, trovando in ciò la pienezza del sé e la completezza della vita, è la qualità dell’esperienza qui e ora che assume la massima importanza nello Zen.
I tre aspetti fondamentali della Zen sono la pratica, l’Illuminazione e gli insegnamenti: la pratica viene innanzitutto, l’Illuminazione dipende dalla pratica e gli insegnamenti si basano e sono determinati dalla pratica e dall’Illuminazione.
Satori è Illuminazione istantanea
Vedere nel proprio sé supremo e scoprire la natura ultima della realtà e la completezza dell’esistenza è ciò che costituisce il Satori.
L’Illuminazione può arrivare come un lampo, ma per la maggior parte delle persone presuppone un intenso allenamento.
Koan
I Koan sono indovinelli o affermazioni di cui si fa comunemente uso nelle numerose riunioni dei monasteri e nelle sedute private tra maestro e discepolo.
Hakuin, Maestro Zen del Giappone moderno, era solito chiedere ai suoi discepoli: «Qual è il suono di una sola mano che applaude?».
Sono utilizzati normalmente come stratagemmi per generare una subitanea Illuminazione, in quanto non è possibile dare una risposta in senso logico e razionale, ma presuppongono la percezione del «non senso».
Scopo del Koan è di umiliare la ragione e di mostrarne l’impotenza.
Il maestro Toku-san era solito brandire il bastone
prima ancora che un monaco aprisse bocca, dichiarando:
«Trenta colpi del mio bastone qualora abbiate alcunché da dire,
Ma altrettanti qualora nulla abbiate da dire!».
I Koan vogliono mostrare la limitatezza dell’approccio intellettuale ai grandi problemi della vita e addestrare l’intuizione e la sintesi, la capacità di cogliere il tutto nell’uno.
Quando, dopo inutili sforzi, ci si accorgerà di non poter trovare una soluzione logica e quindi ci si convincerà di dover abbandonare la ragione, allora si comincerà a praticare il Koan nella maniera giusta, aprendosi all’Illuminazione, al Satori, al lampo dell’intuito!
Un discepolo chiese al maestro:
«Come può l’Uno, che se ne sta tutto solo, generare le Diecimila Cose?»
Rispose il maestro:
«Te lo dirò quando avrai ingoiato con un solo sorso il Fiume Occidentale!».
Analogie tra la disciplina Reiki e il Buddismo
Esaminiamo in dettaglio le analogie tra la disciplina del Reiki e il Buddismo, esplorando vari aspetti filosofici, pratici e spirituali.
Energia Universale e Pratica della Guarigione
Reiki:
- Energia Vitale Universale: Il Reiki si basa sull’idea di un’energia vitale universale (Rei) che può essere canalizzata attraverso le mani del praticante (Ki) per promuovere la guarigione fisica, mentale, emotiva e spirituale.
- Imposizione delle Mani: La pratica del Reiki prevede l’imposizione delle mani per trasferire energia e favorire l’equilibrio e la guarigione.
Buddismo:
- Pratica della Guarigione: Anche se il Buddismo non enfatizza specificamente l’uso dell’energia vitale universale, molte pratiche buddiste, come la meditazione e i mantra, sono considerate capaci di promuovere il benessere e la guarigione.
- Energia e Interconnessione: Nel Buddismo, l’interconnessione di tutti gli esseri e la natura interdipendente della realtà sono concetti fondamentali che possono essere paragonati all’idea del Reiki di un’energia universale che fluisce attraverso tutte le cose.
Meditazione e Consapevolezza
Reiki:
- Meditazione: La meditazione è una componente essenziale del Reiki. I praticanti spesso meditano per aumentare la loro consapevolezza e la loro capacità di canalizzare l’energia universale.
- Mindfulness: La pratica del Reiki incoraggia uno stato di presenza e consapevolezza, essenziale per la connessione con l’energia universale e per la guarigione.
Buddismo:
- Dhyana (Meditazione): La meditazione è una pratica fondamentale nel Buddismo. È vista come un mezzo per raggiungere una conoscenza illuminata del Sé e della realtà ultima.
- Mindfulness (Sati): La consapevolezza è centrale nel Buddismo, specialmente nelle tradizioni come il Vipassana e lo Zen, che enfatizzano la pratica della presenza mentale nel momento presente.
Non Attaccamento e Autodisciplina
Reiki:
- Non Attaccamento: Una delle filosofie chiave del Reiki è il principio del non attaccamento, che implica lasciare andare il desiderio e il controllo, permettendo all’energia universale di fluire liberamente.
- Autodisciplina: Il praticante di Reiki sviluppa l’autodisciplina attraverso la pratica costante e l’autoconsapevolezza.
Buddismo:
- Non Attaccamento (Vairagya): Il non attaccamento è centrale nel Buddismo. Vairagya implica la rinuncia ai desideri e agli attaccamenti, portando alla liberazione dalla sofferenza.
- Autodisciplina (Sila): L’autodisciplina è essenziale per il progresso spirituale nel Buddismo, con pratiche etiche e morali che guidano il comportamento del praticante.
Guarigione Olistica e Autoresponsabilità
Reiki:
- Approccio Olistico: Il Reiki considera l’individuo come un tutto integrato, dove la salute fisica, mentale, emotiva e spirituale sono interconnesse.
- Auto-Trattamento: Oltre a trattare gli altri, i praticanti di Reiki spesso si auto-trattano per mantenere il proprio equilibrio energetico.
Buddismo:
- Responsabilità Individuale: Nel Buddismo, ogni individuo è responsabile del proprio cammino verso la liberazione e la felicità, attraverso la pratica della meditazione, dell’etica e della saggezza.
- Salute Olistica: La salute è vista come uno stato di equilibrio tra mente e corpo, con pratiche come la meditazione che mirano a bilanciare e purificare la mente.
Compassione e Non Violenza
Reiki:
- Compassione: La pratica del Reiki è intrinsecamente compassionevole, con l’intento di guarire e aiutare gli altri.
- Non Violenza: La filosofia del Reiki è non violenta, promuovendo l’armonia e la pace.
Buddismo:
- Compassione (Karuna): La compassione è uno dei pilastri del Buddismo, con l’obiettivo di alleviare la sofferenza di tutti gli esseri senzienti.
- Non Violenza (Ahimsa): La non violenza è un principio fondamentale nel Buddismo, con la convinzione che la gentilezza e la compassione siano le uniche vie per eliminare l’ira e la violenza.
Liberazione e Illuminazione
Reiki:
- Guarigione Spirituale: Il Reiki non mira esplicitamente all’illuminazione, ma la guarigione spirituale e l’equilibrio energetico possono contribuire a un maggiore stato di consapevolezza e pace interiore.
Buddismo:
- Nirvana: Il Buddismo mira alla liberazione (Nirvana), uno stato di suprema beatitudine e pace interiore, raggiunto attraverso la pratica della meditazione, la saggezza e il distacco dagli attaccamenti mondani.
- Illuminazione (Bodhi): L’illuminazione è l’obiettivo finale del percorso buddista, il risveglio alla vera natura della realtà e alla fine della sofferenza.
Pratica e Trasformazione
Reiki:
- Auto-Guarigione e Crescita Personale: La pratica del Reiki è vista come un percorso di auto-guarigione e crescita personale, dove il praticante evolve spiritualmente attraverso l’uso dell’energia vitale universale.
Buddismo:
- Pratica Continua: Il Buddismo enfatizza la pratica continua e la trasformazione personale attraverso la meditazione, l’osservanza etica e lo sviluppo della saggezza.
- Koan e Satori: Nello Zen, i Koan sono utilizzati per stimolare l’intuizione e portare a una realizzazione improvvisa (Satori), parallelo al momento di connessione profonda che un praticante Reiki potrebbe sperimentare durante una sessione di guarigione.
Sintesi
Reiki e Buddismo condividono molte analogie in termini di principi e pratiche spirituali. Entrambi promuovono la consapevolezza, il non attaccamento, la compassione e l’importanza della pratica continua per il benessere e la crescita spirituale. Sebbene il Reiki si focalizzi più sulla guarigione energetica, mentre il Buddismo mira alla liberazione e all’illuminazione, entrambe le discipline offrono percorsi verso la pace interiore e la trasformazione personale.
La Filosofia Cinese
La civiltà e la cultura cinesi si fondano su una base filosofica elaborata soprattutto dai principi del Confucianesimo, del Taoismo e in seguito del Buddhismo (Neo-confucianesimo).
L’importanza che la filosofia cinese dà alla complementarietà si riflette in un atteggiamento sintetico tra i vari sistemi di pensiero che unisce teorie e approcci alla vita talvolta anche conflittuali, riconducendoli armoniosamente in una nuova totalità.
Nel Taoismo la meta viene perseguita nel tentativo di diventare una cosa sola con la vita interiore dell’universo, nel Confucianesimo l’accento è stato posto sullo sviluppo delle qualità morali dell’uomo che si ottiene coltivando il sentimento e le virtù sociali.
Il Tao, la Sorgente
È la legge universale della natura, lo spontaneo modo di essere e di comportarsi dell’universo: il Tao è indicibile, ineffabile, indeterminato, è il principio primo e assoluto, esso è prima di tutte le cose, dà loro l’esistenza.
Il Tao è oltre ogni denominazione, visto che è la fonte da cui tutto deriva non può essere nominata, costituendo l’origine dei nomi e di ogni descrizione possibile.
Tao è quindi un non-nome: indica ciò che consente alle cose di essere quello che sono, ciò che dà loro l’esistenza.
Il Tao è la sorgente sia dell’Essere che del Non-Essere.
Come principio primo e assoluto dell’esistenza, il Tao è completamente privo di caratteristiche, ma non è un semplice nulla, dato che è la fonte di ogni cosa.
Esso è prima di tutte le cose che esistono, dà loro la vita e costituisce l’identità che è alla base di tutta la diversità e la molteplicità del mondo.
Sebbene non si possa parlare del Tao ma si possa soltanto accennarlo, lo si può in certo modo comprendere prendendone in considerazione il funzionamento, il Te.
Il Te, la funzione
La funzione del Tao non può ovviamente essere definita od osservata, ma poiché è la funzione del Tao che sorregge tutte le cose nel loro ordine naturale, qualcosa di questa funzione può essere vista osservando la natura all’opera.
La funzione del Tao si manifesta nel lavoro della natura, poiché ciò che le cose individuali possiedono del Tao è il Te o funzione del Tao.
Il Tao in quanto sorgente da esistenza alle cose, mentre la funzione del Tao o Te da loro la diversità e la molteplicità.
La parola Te, tradotta il genere con virtù, non ha un significato morale bensì quello di vigore, potenza, facoltà, efficacia.
Il Wu Wei, il non-agire
Tutte le cose esistono nel Tao e il Tao è presente in tutte le cose.
Finché le cose avvengono naturalmente, tutto è armonico e nulla turba l’equilibrio cosmico.
Esaminando il funzionamento delle cose nelle loro condizioni naturali, Lao Tze osserva che ciò che esse ereditano dal Tao come funzione è il wu wei, ossia il non-agire.
Ciò che egli intende con il non-agire significa che le cose si compiono in modo spontaneo e naturale.
L’uomo, se vuole vivere felice, deve seguire il Tao senza ostacolarlo.
In questo senso, egli non deve agire, nel senso che non deve modificare l’armonia dell’universo.
Se lo fa, allora non è più in accordo col Tao.
Il Tao dunque non è trascendente, ma immanente.
Il Tao non resta in disparte dal mondo e non lo dirige da lontano, ma funziona attraverso il mondo ed è indistinguibile dal funzionamento del mondo.
Il Tao non sta al di fuori della vita, ma entro la vita e nel mondo.
Eliminando i desideri e lasciando che il Tao entri e ci pervada, elimineremo le distinzioni di buono e cattivo, di bene e di male.
Ogni attività verrà dal Tao, la vera fonte dell’esistenza, e l’uomo diverrà uno con il mondo che è la soluzione che Lao Tze porta al problema del male e dell’infelicità nella vita umana.
Il principio della inazione (wu wei) non indica quindi il rimanere ozioso, senza far nulla, ma è piuttosto basato sul riconoscimento che l’uomo non è la misura e la sorgente di tutte le cose, ma lo è soltanto il Tao.
La vita è vissuta bene solo quando l’uomo è in completa armonia con tutto l’universo e la sua azione è l’azione dell’universo che fluisce attraverso di lui.
Il bene non viene compiuto dall’azione spinta dai desideri, ma dalla inazione (wu wei) che è ispirata alla semplicità del Tao.
Il suo consiglio ai governanti è quello di lasciare che il Tao operi liberamente, invece di tentare di opporsi alla sua funzione e di cambiarla.
La soluzione è fondamentalmente mistica e dipende quindi dal raggiungimento dell’unità con il grande principio interiore della realtà, il Tao.
Yin Yang
L’esistenza dell’universo deriva dall’interazione tra le due forze universali contrapposte dello Yin e dello Yang, ossia del Non-Essere e dell’Essere.
Qualsiasi cosa esistente è in un continuo mutamento ed è quindi dotata simultaneamente di Essere e Non-Essere.
Ne deriva il mondo mutevole che viene esperito come Natura e che è il risultato di una continua interazione tra Essere e Non-Essere che ne costituisce il divenire.
Analogie tra la disciplina Reiki e il Taoismo
Le analogie tra il Reiki e il Taoismo emergono principalmente attraverso i loro principi fondamentali e gli approcci alla vita e all’energia universale. Ecco alcune delle principali similitudini:
1. Energia Universale
- Reiki: Il Reiki si basa sul concetto di un’energia vitale universale chiamata “ki” (o “qi” in cinese) che fluisce attraverso tutti gli esseri viventi. I praticanti di Reiki credono che canalizzando questa energia si possa promuovere la guarigione fisica, emotiva e spirituale.
- Taoismo: Il Taoismo parla del “Tao” come la sorgente e la legge universale della natura, che dà esistenza a tutte le cose. Il “qi” è l’energia vitale che permea tutto l’universo e che deve essere bilanciata per mantenere l’armonia.
2. Armonia e Equilibrio
- Reiki: L’obiettivo del Reiki è riportare equilibrio e armonia al corpo e alla mente, eliminando i blocchi energetici.
- Taoismo: Il Taoismo insegna che l’armonia e l’equilibrio si ottengono seguendo il “wu wei” (non-agire), che significa agire in accordo con il flusso naturale delle cose senza forzare.
3. Guarigione Naturale
- Reiki: Il Reiki promuove la guarigione naturale del corpo attraverso il bilanciamento dell’energia vitale, permettendo al corpo di guarirsi da solo.
- Taoismo: La pratica del Taoismo include la medicina tradizionale cinese, che si basa sull’equilibrio del “qi” nel corpo per promuovere la salute e prevenire le malattie.
4. Non-Attaccamento
- Reiki: I praticanti di Reiki sono incoraggiati a essere canali puri per l’energia universale, senza attaccamenti o aspettative personali.
- Taoismo: Il concetto di “wu wei” implica il non-attaccamento ai risultati e il lasciare che le cose seguano il loro corso naturale.
5. Connessione con la Natura
- Reiki: Anche se il Reiki non è una filosofia centrata sulla natura, promuove una connessione armoniosa con l’ambiente e con l’energia vitale che permea tutto.
- Taoismo: Il Taoismo ha una profonda connessione con la natura, insegnando che vivere in armonia con il Tao significa vivere in armonia con la natura e le sue leggi.
6. Semplicità e Purezza
- Reiki: La pratica del Reiki richiede una mente chiara e una purezza d’intento per essere efficaci canali di energia.
- Taoismo: Lao Tzu, il fondatore del Taoismo, ha enfatizzato la semplicità e la purezza del cuore come mezzi per avvicinarsi al Tao e vivere una vita armoniosa.
7. Visione Olistica
- Reiki: Il Reiki considera l’essere umano in modo olistico, trattando corpo, mente e spirito come un insieme integrato.
- Taoismo: Il Taoismo vede l’universo e l’individuo come parti di un tutto interconnesso, dove ogni parte influenza l’altra.
8. Pratiche Meditative
- Reiki: Include tecniche di meditazione e respirazione per centrare e focalizzare l’energia del praticante.
- Taoismo: La meditazione è una pratica centrale nel Taoismo, utilizzata per armonizzare il “qi” e avvicinarsi al Tao.
Queste analogie evidenziano come entrambi i sistemi, pur essendo distinti nelle loro origini e pratiche, condividano una visione del mondo in cui l’energia vitale, l’armonia e l’equilibrio giocano ruoli cruciali nel promuovere il benessere e la realizzazione spirituale.
Confucio disse
Lao Tzu e Confucio erano contemporanei e la situazione di decadenza della dinastia Chou, dopo sei secoli ininterrotti di regno, spinse i due saggi a evocare i tempi aurei in cui vigeva la semplicità del Tao, per Lao Tzu, o la carità e la giustizia dei santi imperatori, per Confucio.
I concetti che troviamo alla base del Taoismo e del Confucianesimo preesistevano ai fondatori delle due scuole, i quali non fecero che elaborarli e fissarli in un corpo di dottrine: Lao Tzu con lo scritto, Confucio con l’insegnamento.
Con l’esperienza che aveva fatto della miseria del popolo e della cattiva amministrazione dei governanti Confucio fu naturalmente indotto a riflettere sul modo in cui la società poteva essere corretta.
La filosofia di Confucio è umanistica e sociale, riguarda l’uomo e la sua vita all’interno delle istituzioni sociali piuttosto che la conoscenza della natura e delle leggi che regolano il cosmo.
Sensibilità e disciplina
L’uomo non si rivolge né alla natura né al soprannaturale per sapere come deve vivere e comportarsi, ma guarda in sé stesso per trovare bontà e felicità.
Ciò che conferisce all’uomo la sua umanità è chiamato Jen, sensibilità umana, ed è la fonte di tutte le azioni umane.
Se la prima regola del confucianesimo è agire in conformità allo Jen, occorre anche il Li, la disciplina morale, l’ordine e la regolamentazione.
Questi due concetti, Jen e Li, costituiscono la base del confucianesimo.
Il Li è una vera e propria dottrina sociale e morale, indica il rituale e la cerimonia, l’amore fra i genitori, pietà filiale nei figli, rispetto nei fratelli più giovani, amicizia nei fratelli maggiori, lealtà fra amici, rispetto per l’autorità tra gli individui e benevolenza nei legislatori.
Gli antichi che desideravano conservare il limpido e chiaro carattere del popolo del mondo
dovevano prima porre ordine nella loro vita nazionale.Coloro che desideravano ordinare la loro vita nazionale,
dovevano prima mettere ordine nella loro vita familiare.Coloro che desideravano porre ordine nella loro vita familiare,
dovevano prima curare la loro vita personale.Coloro che desideravano curare la loro vita personale,
dovevano prima rettificare il loro cuore.Coloro che desideravano rettificare il loro cuore,
dovevano prima rendere sincera la loro volontà.Coloro che desideravano rendere sincera la loro volontà
dovevano prima ottenere una vera conoscenza.Il raggiungimento della vera conoscenza
dipendeva dall’investigazione delle cose.Quando le cose sono investigate,
allora viene raggiunta la vera conoscenza.Quando è raggiunta la vera conoscenza,
la volontà diviene sincera.Quando la volontà è sincera,
il cuore è rettificato.Quando il cuore è rettificato,
la vita personale è curata.Quando la vita personale è curata,
è regolata la vita familiare.E quando è regolata la vita familiare, c’è ordine nella vita sociale
e quando c’è ordine nella vita sociale c’è pace nel mondo.Confucio
Il Neoconfucianesimo
L’esponente principale fu Zhu Xi, un grande pensatore il cui prestigio fu secondo soltanto a quello di Confucio e di Mencio.
Zhu Xi fornì un nuovo fondamento filosofico agli insegnamenti del Confucianesimo, conferendo loro una struttura unitaria e internamente coerente.
Secondo il sistema elaborato da Zhu Xi, tutti gli oggetti in natura sono il prodotto di due forze inseparabili: Li, un principio o una legge universale e immateriale, e Qi, la sostanza di cui si compongono tutti gli oggetti materiali.
Spesso tradotto come «materia», Qi viene concepito come un continuum cangiante, soggetto a un costante mutamento secondo uno schema ciclico.
Mentre Qi può mutare e dissolversi, Li, la legge fondamentale degli innumerevoli esseri che popolano il cosmo, rimane costante e inalterata.
Zhu Xi, inoltre, riteneva che il Li del genere umano, ossia la natura umana, fosse sostanzialmente identico per tutti gli uomini.
L’esistenza di particolari differenze può essere ascritta alla variabilità nella proporzione e densità del Qi che si riscontra tra gli individui.
Così, quanti ricevono un Qi torbido avranno una natura originaria offuscata e dovranno purificarla al fine di recuperare la propria integrità.
Tale integrità può essere ottenuta estendendo la propria conoscenza del Li a ogni singolo oggetto.
Si giunge alla saggezza quando, dopo prolungati sforzi, è stato indagato e compreso il Li universale o legge naturale intrinseca a tutti gli oggetti animati e inanimati.
Analogie tra i Principi di Reiki e gli Insegnamenti di Confucio
Le analogie tra i principi del Reiki e gli insegnamenti di Confucio emergono attraverso le loro comuni enfasi su etica, virtù e armonia, sia a livello individuale che sociale.
Sebbene Reiki e Confucianesimo abbiano origini diverse e si concentrino su aspetti differenti della vita, condividono alcune similitudini nei loro approcci alla crescita personale e al benessere.
Ecco alcune delle principali analogie:
Sviluppo delle Virtù e della Moralità
- Reiki: I principi del Reiki includono precetti morali come “Solo per oggi non ti arrabbiare”, “Solo per oggi non ti preoccupare”, “Sii grato”, “Lavora duramente su te stesso”, e “Sii gentile con gli altri”. Questi principi promuovono la crescita personale attraverso il controllo delle emozioni negative e la pratica della gratitudine e della gentilezza.
- Confucianesimo: Confucio enfatizzava l’importanza delle virtù morali, tra cui il “Jen” (umanità, benevolenza) e il “Li” (disciplina, rituale). Gli insegnamenti confuciani promuovono la rettitudine, l’armonia sociale, il rispetto e la gentilezza come basi per una vita virtuosa.
Armonia e Equilibrio
- Reiki: L’obiettivo del Reiki è bilanciare l’energia vitale dell’individuo, promuovendo l’armonia interna e il benessere.
- Confucianesimo: Confucio insegnava che l’armonia nella società si ottiene attraverso il rispetto delle relazioni e dei ruoli sociali. La famiglia è vista come il modello per l’ordine sociale, e l’armonia familiare si riflette nella società nel suo insieme.
Rispetto e Gentilezza
- Reiki: I praticanti di Reiki sono incoraggiati a trattare gli altri con rispetto e gentilezza, come parte della loro pratica quotidiana.
- Confucianesimo: Il rispetto (per i genitori, gli anziani e le autorità) e la gentilezza sono valori fondamentali negli insegnamenti di Confucio. La pietà filiale è particolarmente enfatizzata come base di tutte le virtù.
Lavoro su Se Stessi
- Reiki: Uno dei principi del Reiki è “Lavora duramente su te stesso”. Questo incoraggia i praticanti a migliorare continuamente il proprio carattere e a sviluppare le proprie capacità.
- Confucianesimo: Confucio insegnava che l’auto-coltivazione è essenziale per diventare una persona virtuosa. Il miglioramento personale attraverso lo studio, la riflessione e la pratica delle virtù è un tema centrale nel Confucianesimo.
Gratitudine e Semplicità
- Reiki: Uno dei principi del Reiki è “Sii grato”. La gratitudine è vista come una chiave per una vita felice e armoniosa.
- Confucianesimo: Anche se Confucio non ha formulato la gratitudine esattamente nello stesso modo, il rispetto e l’apprezzamento per gli altri e per le relazioni sociali sono impliciti nei suoi insegnamenti. La semplicità e l’umiltà sono anche valori importanti nel Confucianesimo.
Educazione e Conoscenza
- Reiki: La pratica del Reiki include l’apprendimento continuo e la trasmissione del sapere dai maestri agli studenti.
- Confucianesimo: Confucio era un grande sostenitore dell’educazione e della conoscenza come mezzo per migliorare se stessi e la società. L’importanza dell’apprendimento continuo è un tema costante nei suoi insegnamenti.
Interazione Sociale Positiva
- Reiki: Il principio “Sii gentile con gli altri” del Reiki sottolinea l’importanza di interazioni sociali positive e armoniose.
- Confucianesimo: La relazione armoniosa con gli altri, basata su rispetto reciproco e compassione, è un aspetto fondamentale del Confucianesimo. Le relazioni interpersonali corrette sono viste come la chiave per una società ben ordinata.
Integrità e Onestà
- Reiki: Sebbene non esplicitamente menzionato nei cinque principi, l’integrità è fondamentale nella pratica del Reiki, poiché il praticante deve essere un canale puro per l’energia vitale.
- Confucianesimo: L’onestà e l’integrità sono valori fondamentali per Confucio. Essere una persona di parola e vivere una vita etica erano considerati essenziali.
Queste analogie mostrano come sia il Reiki che il Confucianesimo promuovano una vita virtuosa, armoniosa e moralmente retta, sebbene le loro pratiche e approcci specifici possano differire.
Entrambi i sistemi vedono la crescita personale e la virtù come chiavi per migliorare sia l’individuo che la società nel suo insieme.



