Dipartimento di Psicologia e Antropologia Culturale dell'Università di Verona
Società Italiana di Psicologia della Religione
L'ILLUSIONE RELIGIOSA
Rive e Derive
Liberare l'Uomo dalle Illusioni
Liberare le Illusioni nell'Uomo
Verona, 21-22 Ottobre 2000
Università di Verona
Liberare l'uomo dalle illusioni, come voleva Freud, o liberare nell'uomo la capacità di illusione, di giocare (in-ludere) e di giocarsi nelle illusioni, come, al seguito di Winnicott, propone il modello relazionale della psicoanalisi? Al gioco simbolico-linguistico come organizzatore e mediatore del mondo intrapsichico e interpersonale si è fatta attenta tutta la psicologia contemporanea, specie la psicologia sociale, la psicologia culturale, la psicologia della comunicazione. Se illudersi significa "giocare" con la realtà così come essa si offre al soggetto attraverso i filtri della creatività e dell'investimento pesonale, ed è funzione pregnante dello psichismo, anche l'"illusione" religiosa è "parte integrante del fatto di essere umani, autenticamente umani nella nostra capacità di creare realtà non visibili ma significative, che possano contenere il nostro potenziale di espansione immaginativa al di là dei confini sensoriali" (A.M.Rizzuto). Il convegno intende mettere a tema sia la rilevanza del vissuto religioso nella strutturazione e ristrutturazione della personalità, sia l'ambivalenza di una esperienza che non è garantita dalla vulnerabilità a distorsioni patologiche, particolarmente segnate da ripiegamenti narcisistici o da un uso feticistico degli oggetti religiosi. Tra rive e derive psicologiche, forme adattive e mature e deformazioni patologiche e disadattive, l'atteggiamento dell'uomo verso la religione (nella direzione della non-credenza non meno che in quella dell'adesione di fede) interpella lo psicologo non sul piano dei contenuti, ma su quello dei percorsi e dei processi in gioco.
Mario Aletti
DISCORSO D'APERTURA
Antoine Vergote
LETTURA MAGISTRALE
Ana-Maria Rizzuto
La psicoanalisi permette di osservare la trasformazione delle rappresentazioni del Sé, dell'oggetto e di Dio dell'analizzando nel corso del lavoro sugli attaccamenti e i conflitti infantili non risolti. Non tutti i pazienti portano all'attenzione dell'analisi i loro dei, ma quelli che lo fanno, in particolare quelli che sono inconflitto con il Dio in cui credono, ci offrono l'opportunità di evidenziare il processo di trasformazione della rappresentazione di Dio associata alle modificazioni delle rappresentazioni del Sé e dell'oggetto. Verranno presentati due casi in analisi: un uomo che voleva essere Dio e una donna che, dopo essersi definita "atea giurata", trovò se stessa nelle mani del Potere/Dio. La relazione riconduce le loro rappresentazioni di Dio alle esperienze infantili con il genitore del sesso opposto e alla loro infanzia sofferta, conseguenza di bisogni narcisistici non corrisposti e di mancato riconoscimento dei loro intensi desideri edipici. La loro nevrosi adulta si è organizzata all'interno di una trama ben strutturata di fallimenti relazionali eterosessuali, ripetizione della loro incapacità infantile di ottenere risposte soddisfacenti dall'oggetto edipico. La trasformazione analitica inizia con un cambiamento nella percezione dell'analista come oggetto relazionale e continua con la trasformazione progressiva della rappresentazione prevalente del Sé. Questi due cambiamenti inducono il confronto tra le difficoltà relazionali dell'infanzia e della vita adulta con un oggetto che non corrispondeva e altri oggetti dell'oggi, incluso l'analista. Alle prime esperienze di risoluzione del transfert, i pazienti presentano un cambiamento nella loro rappresentazione di Dio e nella loro visione della religione.


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